Il tema è la prima, vera
prova con la scrittura. Sbagliarlo vuol dire
compromettere l'esito degli esami. Ecco come
svolgerlo al meglio.
Provate
a pensare al vostro primo incontro con la
scrittura. Forse non sarà un ricordo piacevole.
Tutti abbiamo faticato sui banchi di scuola:
quelle letture sgangherate, quelle sillabazioni
balbuzienti con il dito che scorreva righe di cui
non riuscivamo neppure a cogliere il senso, tanto
era lo sforzo per decodificare quegli strani
segni. E i dettati? Uno strazio con quelle doppie
che non si capisce mai quando ci vanno e quando no
e la tirannia di un’acca che c’è, ma non si sente.
Tutta acqua passata. Ma c’è qualcosa che non si
dimentica tanto facilmente: la maturità.
Il tema della maturità è la prima, vera,
profonda prova con la scrittura. Una sorta
di rito di iniziazione. Ogni studente avverte che,
in qualche modo, il tema di italiano è la prova
decisiva. Sbagliarlo vuol dire compromettere
seriamente l’esito finale degli esami. Fare un
buon tema, vuol dire avere la maturità in tasca.
Così si finisce con l’affidare a quella prova il
nostro destino scolastico con tutto quello che ne
consegue. Generazioni di studenti dopo aver
palpitato all’apertura delle fatidiche buste che
contengono le tracce dei temi, continuano a
sognare quel momento per tutta la vita. Un incubo
capace di fare rivivere l’angoscia di quei giorni
per il canto della Divina Commedia saltato “perché
quel giorno c’era la finale del torneo di calcio”,
per il programma non terminato, per il fenomeno
editoriale dell’anno non letto “tanto figurati se
ti danno una cosa intelligente”, e che invece,
sfortuna massima, arriva puntuale come una delle
tracce dei temi. E che invidia per la biondina del
primo banco, che avete snobbato per tutto l’anno,
e che adesso sorride, tanto lei non ha saltato i
canti di Dante, ha finito il programma e si è pure
letta il libro di cui tutti hanno parlato.
Sgombriamo subito il campo da un’illusione: non
esiste una “ricetta” che possa garantire il
superamento della prova. Essere promossi o essere
bocciati è qualcosa che nel 99 per cento dei casi
nasce da più lontano dell’attimo fuggente in cui
si consuma la prova.
Esistono tuttavia alcune regole, semplici
norme da seguire, spesso ispirate al buon senso,
che se applicate potranno aiutarvi a migliorare la
vostra prestazione se non, addirittura, in alcuni
casi disperati, a toglievi dalle peste.
Perdonateci, ma la prima regola si chiama buon
senso. E dice questo: quando avete finalmente
davanti le tracce dei temi, non abbassate la testa
per cominciare a svolgere quella che appare a
prima vista la più facile. Spesso, la prova
scritta di maturità “frega” proprio chi ha peccato
di eccesso di sicurezza. Si è visto il meglio
delle classi affondare nelle sabbie mobili di un
tema su Dante o su D’Annunzio. Non necessariamente
la scelta più impegnativa, più intellettuale,
paga. Pensate sempre che chi legge i vostri
elaborati ritiene, a torto o a ragione, di essere
un’autorità in materia ed è molto meno disponibile
a tollerare uno svarione letterario che non una
“bruttura” in un tema di attualità.
Dunque
regola n. 1. La scelta. Prima di decidere
quale tema affrontare leggete attentamente tutte
le tracce e, almeno che non siate folgorati sulla
via di Damasco (il tema è proprio uno di quelli su
cui vi eravate preparati) procedete per
esclusione. Leggete attentamente un titolo.
Pensate quindi alle vostre conoscenze in materia.
Provate a stendere una scaletta su quello che
avete da dire sull’argomento e sulle conclusioni a
cui volete arrivare. Poi passate al seguente.
Stessa trafila e così via. Alla fine di questo
rapido lavoro eliminate le tracce di cui non
sapete niente o su cui vi siete trovati più in
difficoltà. Quella che resta in piedi è il tema
che vi offre maggiori garanzie di successo. A
parità di “punteggio” eliminate sempre la traccia
più pretenziosa a favore di quella più umile. E
non crediate che questa prima regola, che potremmo
chiamare “la scelta”, sia una perdita di tempo. Vi
possiamo documentare casi di studenti che hanno
scelto la Scuola di Barbiana come svolgimento per
poi scrivere che don Milani era contro la scuola
di massa “perché solo quelli bravi dovevano andare
avanti”. Due il voto e un altro anno a riflettere
sui banchi.
Regola n. 2.
La scaletta. Prima di affrontare la stesura
definitiva della brutta copia, preparatevi una
scaletta. La scrittura — come tutte le cose, ci
ricorda Sant’Agostino — ha un «cominciamento»,
un mezzo e un fine. Annotatevi la vostra
scaletta fissando prima i punti che volete
trattare e poi numerandoli secondo l’ordine che
volete dar loro sul foglio.
A questo punto siete pronti per partire.
Regola
n. 3. L’attacco. Un buon attacco predispone
alla lettura, così come una conclusione
“azzeccata” lascia un buon ricordo. Dedicate
alle prime e alle ultime righe tutto il tempo
che vi richiedono. Ma non fatevi bloccare dalla
suggestione della pagina bianca. Conviene
comunque partire, anche se l’attacco non vi
convince del tutto. Nella seconda stesura, “la
bella”, potete tornarci sopra limandolo,
migliorandolo,addirittura sostituendolo con
qualcosa che avete scritto più avanti nel tema e
che magari alla rilettura vi accorgete adatto a
cominciare, come una pennellata d’artista, il
vostro componimento.
Regola n.
4. Parole semplici. Mentre scrivete sul
foglio i vostri pensieri abbiate cura di
scegliere parole semplici e comunque sempre
termini di cui conoscete a fondo il significato.
Non c’è peggiore leggerezza che utilizzare un
termine raro, aulico o ricercato in una
accezione che non è esattamente la sua.
Regola n.
5. Gli aggettivi. Gli aggettivi sono una
bestia nera. Il fatto stesso che a un sostantivo
se ne possano abbinare un numero praticamente
infinito crea sempre un certo imbarazzo. La cosa
migliore è eliminarli quando non servono. Per
accorgervi se un aggettivo ci sta o non ci sta,
è sufficiente che vi poniate la domanda:
aggiunge qualcosa a quello che devo dire? Se la
risposta è no, eliminatelo senza indugio. Se la
risposta è sì, ponetevi una seconda domanda: è
questo l’aggettivo più appropriato per esprimere
la qualità che voglio indicare? Se sì siete a
cavallo, altrimenti scorrete nella vostra testa
— o meglio nel vocabolario o nel dizionario dei
sinonimi che vi dovete
assolutamente portare dietro — tutte le
altre combinazioni possibili che vi vengono in
mente. Lo stesso vale per l’uso di più
aggettivi. Se usate più aggettivi per indicare
la qualità di un sostantivo è necessario che
ogni aggettivo esprima una sfumatura diversa.
Altrimenti darete l’idea di usarne due o tre
semplicemente perché non sapete quale scegliere
fra più aggettivi che vi appaiono concorrenti.
Regola n.
6. Appunti in brutta. Mentre scrivete vi
possono venire in mente altre idee. Non fidatevi
della memoria ma scrivetele subito su un foglio
accanto.
Regola n.7.
Verbi e tempi.Scegliete un tempo di
narrazione e mantenetelo fino alla fine. Se
collocate l’azione o il vostro racconto in un
certo spazio temporale, sia esso presente,
passato o futuro, dovete armonizzare tutti i
verbi a quel tempo. Dedicate una rilettura solo
a questa operazione, come facciamo anche noi.
Bene, siamo arrivati quasi in fondo. Le idee,
quelle dovete mettercele voi. Ricordate ancora
due regolette: lo svolgimento di un tema non è
un fatto di lunghezza. Quando pensate di aver
esaurito quello che avete da dire in materia,
non cercate di allungare inutilmente il brodo.
Anche la pazienza degli esaminatori ha un limite
e non deve essere piacevole per loro essere
portati inutilmente in giro dai vostri pensieri.
Breve è
bello se c’è tutto, e questa potrebbe essere
la
regola n.
8.
Chiudiamo con la
regola n. 9: la rilettura.
Rileggete attentamente il vostro tema. Spesso, quando si crede di aver finito di
scrivere qualcosa, si è solo all’inizio. Provate a pensare a cose che avete
scritto e riletto dopo qualche tempo: quante cose avreste voluto cambiare!
All’esame di maturità purtroppo, o per fortuna, una volta consegnato il compito
non si può tornare indietro. Prima di abbandonarlo nelle mani dei vostri
esaminatori, dunque, rileggetelo attentamente. E’ nella fase di rilettura che,
anche con pochi semplici accorgimenti, si possono ottenere risultati insperati
con una percentuale di miglioramento che sfiora anche il cento per cento. Perché
altrimenti, secondo voi, poeti e scrittori rileggono e limano i loro lavori fino
alla nausea?
n.10: gli
esempi Per non lasciare tutto nel calderone
di poche regolette scellerate.